“Hello… your coffee is ready.”
Uno dei ragazzi dello staff bussa piano alla porta e mi avvisa che ha lasciato il vassoio con il caffè sulla veranda.
Significa che è ora di alzarsi.
Fuori è ancora buio. Il silenzio è totale. L’aria è fresca, con quell’odore leggero di erba che senti solo lì.
Bevo il caffè prima che si freddi, poi mi preparo velocemente ed esco.
Quando sei in savana non hai bisogno di scegliere cosa indossare. È sempre uguale: cose semplici, comode, colori neutri. Tutto pensato per non disturbare quello che hai intorno.
Raggiungiamo il parcheggio. John, la nostra guida, è già pronto. Ci salutiamo, scambiamo due parole su quello che si è sentito durante la notte. Intanto all’orizzonte i colori iniziano a cambiare.
Per la prima ora conviene concentrarsi sui predatori. È il momento giusto.
E la giornata, in realtà, inizia qui.

Entrare nel ritmo
L’auto si muove lentamente tra i sentieri sterrati, seguendo traiettorie che da fuori sembrerebbero casuali. In realtà non lo sono mai.
Si osserva tutto. Un’impronta nella sabbia, una traccia quasi invisibile, un odore portato dal vento. Ogni dettaglio ha un peso.
Perché gli animali, a volte, si incontrano. Ma per la maggior parte vanno cercati. E per trovarli non basta guardare: bisogna restare concentrati, entrare davvero nell’ambiente.
A un certo punto succede qualcosa di difficile da spiegare. Non stai più cercando. Inizi a muoverti dentro il paesaggio con più naturalezza, come se tutto avesse un filo logico, anche ciò che, all’inizio, sembrava vuoto.
Ed è lì che cambia tutto. Perché ogni cosa diventa interessante, indipendentemente da quello che accade. E, quasi sempre, qualcosa accade.
Magari si gira per un’ora senza vedere nulla di evidente. Poi, in un attimo, tutto prende forma.
Una leonessa è ferma, il corpo teso, ogni muscolo pronto. Intorno sembra che la savana trattenga il respiro. La preda percepisce il pericolo e si allontana. La tensione si scioglie nello stesso istante in cui era salita.
La leonessa si lascia cadere a terra, indifferente a tutto, anche alla nostra presenza.
E tu resti lì, senza avere davvero bisogno che succeda altro.
Una pausa che non è una pausa
Il sole è ormai alto quando John si ferma all’ombra di un albero, in uno spazio aperto da cui si riesce a osservare bene tutto intorno.
Scendiamo e facciamo colazione.
Abbiamo scelto di restare fuori tutta la mattina, senza rientrare al lodge, e utilizziamo il cestino che è stato preparato prima di partire. C’è tutto quello che serve.
Ma in realtà non è quello il punto.
Fare colazione lì, in mezzo alla natura, cambia completamente la percezione. I suoni sono più netti, l’aria è diversa, il tempo sembra fermarsi senza diventare vuoto.
Dopo un po’ si riparte, senza fretta.
E il giro continua.
Il tempo che si assesta
Rientriamo al lodge verso le 11. Il caldo inizia a farsi sentire e anche gli animali cercano riparo all’ombra. Dopo la partenza all’alba, anche per noi è il momento giusto per rallentare.
Ci fermiamo, ci rilassiamo un po’ prima di pranzo. È un passaggio naturale, quasi necessario.
Il tempo, qui, cambia di nuovo ritmo.
Dopo pranzo ognuno si prende il proprio spazio. C’è chi legge, chi scrive, chi riguarda le foto della mattina. Oppure si resta semplicemente lì, a osservare quello che succede intorno al lodge. A volte passano elefanti, altre volte antilopi o uccelli dai colori accesi.
Non è qualcosa che si cerca. Succede.
Ed è proprio questo uno dei momenti che apprezzo di più.
Perché è qui che riesco davvero a fermarmi. Non solo fisicamente, ma anche con la testa. È il momento in cui tutto si assesta, in cui quello che hai vissuto la mattina trova spazio.
E senza accorgertene, inizi a sentirti parte di questo mondo, non più solo osservatore.
È anche in questi momenti che alcune scelte, fatte prima di partire, iniziano davvero a sentirsi.
La luce che cambia tutto
A metà pomeriggio un caffè, poi di nuovo a bordo. Si riparte, con una luce diversa, più morbida, più bassa. Il paesaggio cambia ancora, così come il modo di viverlo.
Si resta fuori fino al tramonto.
È un momento sospeso, in cui tutto rallenta.
Ci si ferma per un aperitivo, mentre il cielo si accende e cambia colore minuto dopo minuto. Non c’è molto da dire. Si resta lì, a guardare.
Poi si rientra. Una doccia calda, la cena, e ancora un altro ritmo.
La sera
Dopo cena ci si ritrova intorno al fuoco. Si parla poco, si ripercorre la giornata, ma senza bisogno di raccontarla davvero. In qualche modo è già chiara a tutti.
Prima di andare a dormire, lo sguardo si alza.
Il cielo è pieno, le stelle sembrano più vicine, più nitide. Intorno non è mai completamente silenzio. C’è sempre qualcosa, un suono lontano, un movimento appena percepibile, che ti ricorda dove sei.
E ti accorgi che non è stata solo una giornata.
È stato un modo diverso di vivere il tempo.